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In memoria di una goccia



Da una margherita con la corolla di calcare e ruggine, una piccola quantità di liquido tentennava, timida.
Non aveva occhi e forma, eppure guardava giù perché, in una parte remota della sua coscienza doppiamente idrogenata, stava scritto quale sarebbe stato il suo destino.
Il tempo, poi, non giocava di certo a suo favore: secondo dopo secondo, fremito dopo fremito, il suo corpo prendeva forma. Si ingrossava e rafforzava nella rotondità; diventava pesante e matura. Era decisamente bella, vestita di pelle lucida e trasparente.
Oramai cosciente di cosa fosse, abbandonò le paure e, confidando in quella nuova acquuosa solidità, pensò che sarebbe potuta diventare la prima goccia eterna. Ma la speranza la saturò e ancor prima che potesse accorgersi dell'illusione, cadde.
Si schiantò sulla superficie di marmo e lì si disfece come tutte le altre, andando ad alimentare quella fossa comune e anonima chiamata vasca da bagno.

Pubblicato il 28/3/2012 alle 17.29 nella rubrica Diario.

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