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Toc toc



Un corridoio interrotto nella sua lunghezza da un numero finito di porte. Bisogna prestare attenzione soltanto a quella che si trova immediatamente davanti, aprirla e solo dopo preoccuparsi della successiva. Avanti così, sino alla fine.
Lo consigliano in molti, sarebbe il modo per vincere ogni tipo di sfida: razionalizzare l'impresa, visualizzare l'obiettivo, se è il caso anche depauperarlo delle specificità che lo contraddistinguono, prosciugandolo, al contempo, dei sovradosaggi emotivi che potrebbero far sbagliare la mira.

Ma riuscire ad aggrapparsi con la mano all'unica maniglia tangibile, evitando che la mente corra e sbatta contro le porte che dovranno venire magari perché distratti da quelle richiuse poco prima, non è un'impresa da poco. E' roba per equilibristi: equivale, infatti, a riuscire a stare con entrambi i piedi sullo stesso momento. Per sollevarsi sulle punte in un punto infinitesimale dello spazio, ci vogliono fasciature da geisha.
Dove posso andare, io, con il mio quarantuno instabile?

Continuo a rastrellare memorie che appartengono al futuro e inventarmi deja-vu che sono desideri. Riesco a stupirmi di ciò che è successo senza accadere e a rammaricarmi per le azioni mancate nei sogni più reali.
Stavo quasi per dimenticarlo: i miei corridoi sono tutti circolari. 


Pubblicato il 15/3/2012 alle 1.34 nella rubrica Diario.

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