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In terra, in cielo e da nessuna parte



Non scriverò di nulla in particolare e nemmeno in generale. Sarà solo un flusso di coscienza, uno di quelli aridi come il letto di un fiume in secca. Perché d'altronde qui non è Dublino e per trovare la siccità - un certo tipo di siccità - non bisogna di certo aspettare la stagione calda e malata che, da queste parti, si stiracchia troppo in là lungo il calendario finendo, ogni anno, per prendere a calci l'autunno. Sarà un flusso di coscienza che boccheggia a causa di qualche segno di interpunzione di troppo e per altrettante aritmie del pensiero. Ci sono certi pesi che risultano di compagnia maggiore alla vacuità di personaggi che sarebbero rifiutati da qualsiasi autore e non solo per via della crisi economica. Nemmeno otto righe e ho rischiato di far credere - a chi? - di saperne qualcosa di Joyce, Kundera e Pirandello mentre invece conosco solo Boebbels e i suoi eteronimi senza nome. Chissà se riuscirò mai a comprendere quella particolare categoria di umani riconoscibili come pessimisti sinceri. Io, ad esempio, non lo sono. Sincero? Pessimista? La cultura popolare, tra i tanti, conserva un monito: uno - la cui identità immagino che sia ignota a tutti - morì aspettando. Io, che non sono pop e nemmeno colto, penso che tutti muoiono aspettando. Qualcuno, qualcosa o se stessi. Ed è per lo stesso motivo che vivono. E' di nuovo quasi sera e ciò è incredibile: mi inquieta e mi illude di non so quale serenità. Adesso però la smetto, non vorrei rischiare di scimmiottare il Pessoa che si pavoneggia. Oh, scusate, volevo dire Bernardo Soares. Amico di Boebbels.

Pubblicato il 5/3/2012 alle 20.3 nella rubrica Diario.

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