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Uffa che noia. E' una citazione, quindi non rompete



Polvere di ruggine addosso. Ogni gesto e attacco di discorso, qualsiasi reazione, si porta dietro una scia di disuso.
Come stare dentro a un dipinto ed essere incapaci di rimanere fermi: appena posso mi allungo, fino a sporgermi oltre la cornice per poi vedere quel che è rimasto della composizione. La mia figura a metà, divisa tra palco e soppalco.
L'immagine reale, l'esperienza, stridono contro non so quale ideale, nonostante mi ostini a ricacciarlo in fondo, tenendogli la testa sott'acqua a oltranza. Ma i miei ideali sono anfibi e l'unica cosa da fare, forse, sarebbe quella di sparargli contro, sperando di non riscoprirli pure zombie.

Apro porte come nei sogni più inflazionati, ma finisco per sedermi sempre sulla stessa poltrona. Tra le mani ho la passepartout più inutile che ci sia. Tutto stanca e lo fa a una velocità tale da far invidia anche ai neutrini più dopati.
Basta poco e il nuovo perde quella che era sembrata una insperata fluidità. Fottuto ottimismo. I colori finiscono per cicatrizzarsi, lasciando scarabocchi.
Tutti parlano, ma nessuno dice qualcosa. E non se ne accorgono: sorrisi e smorfie per colpire l'altro e ricordare a se stessi di esserci. Nonostante la mia attenzione sia ai minimi storici, non posso fare a meno di farmi prendere a pugni dall'ovvio, dal già detto che anche se non fosse stato detto non se ne sarebbe sentita la mancanza, dal vuoto che ingombra e fa baccano.  
Ma perché non vi state zitti? Perché non dite qualcosa?

Pubblicato il 24/2/2012 alle 16.50 nella rubrica Diario.

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