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Al di qua della notte



Non sarebbe un momento giusto, questo, per scrivere. E in realtà, davvero non lo è. Nessun nuovo nodo in profondità, né sopraggiunte viscosità in superficie che forniscano alibi per trovare parole che strapperanno al silenzio soltanto il ticchettare plastico di questi tasti consunti, ma ancora perfettamente riconoscibili.
Mantenendo la scomodità di una postura che farebbe sudare freddo qualsiasi fisiatra, cerco di capire quale figura retorica potrebbe spiegare il motivo per cui scelgo di spezzarmi la schiena e il collo, perpetuando l'antico - almeno per me - gioco di bloccare la circolazione sanguigna delle gambe. Sentire il piede non essere più parte di me fa sempre un certo effetto. Particolare al punto da darmi il pretesto per utilizzare quella parola tanto bella che graficamente vive così: straniante.

Se il momento fosse quello giusto, scriverei di un libro di fotografie sconosciuto tenuto da una donna con le spalle nude, dello spessore del buio in cui sprofondo come fosse più piuma che gomma, di una scala a chiocchiola senza fine e sempre più stretta che si percorre solo in discesa, con una candela in mano che non vuole saperne di rimanere accesa e la cera che, bollente, cola sulla pelle creando bassorilievi senza codice. Esegesi della casualità.

E invece un'altra notte sta per bussare alla finestra, perché è da lì che è solita arrivare, almeno per me. L'attesa che la precede è la stessa di sempre, ma non per questo svuotata di trepidazione. Quante cose ci si promette di fare di notte, quanti desideri da esprimere, rimandando alla successiva il momento del loro esaudimento.
E' con le stelle in cielo e il sole chissà dove che ho avuto le maggiori mancanze, i più grandi rimpianti. Ma sono cose che non fanno male, episodi dai contorni sonnolenti incapaci di lasciare strascichi e tagliare.
Forse consiste proprio in questo la magia della notte: non importa se le cose accadano o meno. Anche perché, male che vada, domani è un'altra notte.

Pubblicato il 19/2/2012 alle 16.52 nella rubrica Diario.

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