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Carne da macello



Estrarre la vita da un viso prosciugandolo dal suo sentire. Lavarlo con lo sguardo facendo sì che, dalle increspature della pelle, dalle distanze che separano la punta del naso dalle code degli occhi, dagli angoli della bocca, scivoli via l'abitudine come la crusca dal seitan.
Perché in fondo per gli altri, forse, non siamo altro che crusca: una protezione, a basso contenuto nutritivo, contro gli attacchi di virus e batteri. Scorze di storia soggettiva e di esperienze esterne.
Concentrarsi su di un corpo è un esercizio che conduce allo straniamento aprendo le porte della quotidianità al surrealismo: quando ciò accade, ci si riscopre attorniati da carne, estranea e nuova, dalle forme apparentemente sconosciute.
Non ho mai capito se, in questi casi, a sparire siano gli altri o soltanto me stesso.

Pubblicato il 13/2/2012 alle 13.16 nella rubrica Diario.

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