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Finzioni con l'interlinea



C'è chi si crede simile all'eroe di un romanzo, chi fa di tutto per rivedersi nel protagonista di un film - e, a tal proposito, ci sarebbe da giurare sul recente aumento di richieste ricevute dai dentisti, affinché affilino canini troppo smussati -, chi fantastica sul contenuto di una canzone.
Io credo di aver fatto tutte queste cose e non solo una volta. 
In questo momento, però, mi sento come una sensazione. Una in particolare. Una di quelle che, ogni tanto, si provano mentre si legge. Non saprei bene come descriverla, ma ci proverò lo stesso. Oramai è un mantra. 

Capita a volte di trovarsi davanti un personaggio - uno qualsiasi, non importa se importante o meno - che compie un'azione o dice qualcosa che, a primo acchito, non sembra nascondere alcuna ambiguità, ma che dopo un po' non riesce a convincere della sua onestà.
Il tipo in questione potrebbe aver bevuto un caffè, fumato una sigaretta, ucciso qualcuno: cambierebbe poco. Non è l'entità di ciò che ha fatto, che contribuisce a dare vita alla sensazione in questione, bensì il modo in cui sono disposti i pezzi di cui si compone la scena. Se si trattasse di un dipinto si potrebbe dire che a contare non è il soggetto ritratto, ma i colori utilizzati.
Un'ipocrisia quasi ontologica, di cui probabilmente non potrebbero essere accusati né l'autore, né il personaggio in sé.
Inutile dire che lo stesso vale per ciò che viene detto: a essere pronunciata può essere la più oggettiva delle verità o la più viscida e non giustificata delle bugie; la sensazione se ha da nascere, lo farà.
Qualcuno potrebbe dire 'Sta piovendo' e, subito dopo, le pagine del libro iniziare a diventare a pois per via delle gocce, ma non potremmo comunque fare a meno di notare lo stato di irrealtà in cui ciò si manifesterebbe.

Questo genere di esperienza - così fastidiosa ma forse, allo stesso tempo, necessaria per mantenere le distanze tra vita e sogno - è più frequente quando si ha a che fare con trame verosimili.
Tu, lettore, sei lì quieto, intento a leggere qualcosa che riesci quasi a vedere con gli occhi della mente, quando, a un tratto, succede qualcosa che fa inceppare il fluire delle immagini. E quando questo accade, non c'è verso di cambiare le cose. Inutili sono gli sforzi di empatia o la volontà di cambiare prospettiva, spogliandosi di quei ricordi ed esperienze che potrebbero rendere difficoltosa la comprensione.
L'unica cosa che rimane da fare è prendere per buono ciò che si è letto, fare buon viso a cattivo gioco, fingersi creduloni.
Ecco, io mi sento così ma con una piccola differenza: a suonare strana non è una battuta o uno sguardo. Sono intere pagine. Forse capitoli.

E se mi fossi semplicemente rincoglionito? 

Pubblicato il 14/11/2011 alle 17.57 nella rubrica Diario.

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