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Bandiera bianca



Come in un carnevale fuori tempo stanno lì assumendo espressioni gotiche e fattezze antropomorfiche, anche quando si sarebbe in diritto di spergiurare sull'assenza di vita di cui dovrebbero godere.
In alcuni casi, a voler esser sinceri, si tratta di creature umane a tutti gli effetti, ma la loro marginalità nella mia vita è tale che, in linea teorica, potrebbero essere equiparate a bomboniere di dubbia provenienza. Ricordi superflui di eventi a cui si sarebbe fatto volentieri a meno di prendere parte.
Non me ne vogliano gli anonimi citati: si tratta letteralmente di un giudizio di valore. Nessuna pretesa di oggettività, ma solo una valutazione sulle distanze che da loro mi separano. O da esse?
Così dovrebbe essere. E uso il condizionale perché, invece, da tempo la periferia della mia esistenza pare essersi ristretta o, tutt'al più, sarà stato il centro a espandersi. Ogni cosa parla, e lo fa in una lingua chiara ed enigmatica allo stesso tempo.
Qualcuno li chiamerebbe segnali, ma non sono certo che sia il termine corretto. Si tratta di frasi dettagliate, parole inequivocabili, allusioni dal sapore di denotazioni.
Eppure mi manca la capacità di fare sintesi - e la prolissità in questo caso non c'entra nulla -, di riunire i pezzi e rispondere all'unica domanda che conta: perché?

Mi sono sempre considerato uno scettico che ama strizzare l'occhio allo stupore, ma qui mi pare che si siano superati i limiti. La piacevolezza della constatazione cede il passo al fastidio dell'impazienza.
Mi rivolgo direttamente a voi: prendete la mia come una supplica, se lo gradite, ma finitela. O meglio, continuate pure ma fatemi capire di più.
Se è un indovinello, sappiate che mi arrendo. Quindi, adesso, datemi la soluzione.
Per favore.

 

Pubblicato il 14/11/2011 alle 17.9 nella rubrica Diario.

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