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Pieghe notturne



Il riflesso alla finestra è più denso del solito, basta poco a trasformare un vetro in uno specchio se la mente è ripiegata su se stessa. Origami cognitivi dove non c'è posto per i sensi, costretti a rimanere fuori come il lampione che illumina un orizzonte di cemento distante quattro metri. Eppure lontano, al di là di questa siepe urbana, ci dovrebbe essere il mare.
La luce gialla dora l'asfalto lucido d'acqua ferma. Quieta, acqua che sa di silenzio. Ma non di pace. 
A nord, la morte cade dal cielo e scorre per le strade. E' lo stesso liquido, più putrido.
Perché cantino i galli alle tre di notte non è dato saperlo, ma è anche vero che la stessa riflessione potrebbero farla essi sul mio conto, anche se in questo caso mi appiglierei al fatto che la mia ugola rimane a riposo. Tuttavia, considerato che nel pollaio non c'è connessione a banda larga, il problema non si pone. Lo chiamano digital divide.
A tal proposito credo che l'ora propizia, per ragionare sui divari e il non compreso, sia arrivata; il luogo, invece, è sempre lo stesso: una cella soffocante che profuma di limoni.

Pubblicato il 6/11/2011 alle 1.34 nella rubrica Diario.

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