<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom">
	<title>meaninglessness</title>
	<subtitle type="html">
		heavy is the cost
	</subtitle>

	<link rel="alternate" type="text/html" href="http://meaninglessness.ilcannocchiale.it"/>

  <id>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it</id>
  <generator uri="http://www.ilcannocchiale.it/" version="1.0">Glamware 2.0</generator>
  <author>
    <name></name>
    <uri>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it</uri>
  </author>
  <updated>2012-04-03T09:56:14Z</updated>

    
      <entry>

        <title type="html"><![CDATA[Desiderio anteriore]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/65301/respiro%20nero.jpg" height="462" width="462"><br><br>Un rimasuglio di autunno è scivolato dal cielo portandosi dietro un grigiore londinese che uniforma tutto quel che incontra.<br>Il vento, osservato da dietro i vetri, muove le poche foglie che si intravedono da questa postazione di solitudine esterna - oggi è martedì e adesso è mattina - ma non ha temperatura. Potrebbe essere scirocco o maestrale, non lo saprei; e, probabilmente, non costituirebbe rimpianto.<br>Dai terrazzi riprende a piovere terra vulcanica: dicono che sia troppo spessa per poter realmente attraversare le vie respiratorie, eppure a me pare di non fare altro che respirare nero. Sono certo che, se qualcuno facesse un giro per i miei polmoni, si perderebbe nel buio rimanendo imprigionato in un respiro trattenuto.<br>No, non fumo.<br><br>Ma chi mi assicura che questa parentesi novembrina sia un flashback e non un'anteprima di ciò che sarà? Del prossimo autunno ugualmente bello - in linea teorica, estetica, immaginifica - ma diverso? Non so. <br>Ho la sensazione di non aver mai pensato al futuro tanto quanto nell'ultimo anno, ma è come se lo avessi fatto senza utilizzare i tempi verbali appropriati. Errori di missaggio tra il pensare e il sentire, sbavature e inversioni di rotta.<br>Una cosa, però è certa: la giornata che volge verso la sua metà non ha nulla a che vedere con l'autunno. E' soltanto aprile.&nbsp; <br>            
				]]>
        </summary>

        <id>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2733340.html</id>
        <link rel="alternate" type="text/html" href="http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2733340.html"/>
        <published>2012-04-03T08:45:00Z</published>
        <updated>2012-04-03T08:45:00Z</updated>
        
          <author>
            <name>
              Dexter
            </name>
          </author>        

          </entry>
      
      <entry>

        <title type="html"><![CDATA[Confronti perduti]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/65301/capture1.jpg" width="452" height="298"><br><br>Ho sempre confuso la cellulosa con la celluloide, la letteratura con il cinema, i sogni con i sogni.<br>La vita no, perché manca il termine di paragone. E forse non solo quello.<br><br>(Anonimo Alcolista)<br>            
				]]>
        </summary>

        <id>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2732819.html</id>
        <link rel="alternate" type="text/html" href="http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2732819.html"/>
        <published>2012-03-30T13:55:00Z</published>
        <updated>2012-03-30T13:55:00Z</updated>
        
          <author>
            <name>
              Dexter
            </name>
          </author>        

          </entry>
      
      <entry>

        <title type="html"><![CDATA[Il libraio della strada]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <!--[if gte mso 9]><xml>
 <w:WordDocument>
  <w:View>Normal</w:View>
  <w:Zoom>0</w:Zoom>
  <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone>
  <w:PunctuationKerning/>
  <w:ValidateAgainstSchemas/>
  <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid>
  <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent>
  <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText>
  <w:Compatibility>
   <w:BreakWrappedTables/>
   <w:SnapToGridInCell/>
   <w:WrapTextWithPunct/>
   <w:UseAsianBreakRules/>
   <w:DontGrowAutofit/>
  </w:Compatibility>
  <w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w:BrowserLevel>
 </w:WordDocument>
</xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml>
 <w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156">
 </w:LatentStyles>
</xml><![endif]--><!--[if gte mso 10]>
<style>
 /* Style Definitions */
 table.MsoNormalTable
	{mso-style-name:"Tabella normale";
	mso-tstyle-rowband-size:0;
	mso-tstyle-colband-size:0;
	mso-style-noshow:yes;
	mso-style-parent:"";
	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
	mso-para-margin:0cm;
	mso-para-margin-bottom:.0001pt;
	mso-pagination:widow-orphan;
	font-size:10.0pt;
	font-family:"Times New Roman";
	mso-ansi-language:#0400;
	mso-fareast-language:#0400;
	mso-bidi-language:#0400;}
</style>
<![endif]-->





<p class="MsoNormal"><img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/65301/libraio.jpg" height="367" width="440"><br></p><p class="MsoNormal">Il libraio della strada aveva un segreto senza voce. Ogni
pomeriggio, pochi passi prima della sera, le sue mani disegnavano linee nell’aria
divenuta più spessa per via dell’umidità.<br>Nessuno era mai riuscito a spiegare il perché di quei gesti
e questo perché, a voler essere onesti, non erano stati poi in molti a porsi
quella domanda.<br>Libri forse non ne aveva mai venduti, eppure la sua esistenza,
al di là della strada, non era mai stata messa in discussione: nonostante nessuna
licenza gli assicurasse il diritto, né alcun decreto ne avesse mai sancito la
necessità, il libraio stava lì da sempre come a voler colmare il vuoto che, con la
sua assenza, avrebbe lasciato nelle fantasie romantiche di chi voleva vedere una
città diversa.</p>





<p class="MsoNormal">Non fui diverso dagli altri. Nemmeno io trovai mai il
coraggio di acquistare un libro da quel vecchio. Non so perché, forse per il
timore di disturbarlo o forse perché non avevo voluto interrompere quella
consuetudine fatta di nulla ma significativa, tra la polvere sulle copertine e i pochi
centesimi regalati per compassione.<br>Soltanto una volta, mi decisi a fare qualcosa. <br>
Era già sufficientemente buio da far sì che nessuno mi vedesse; così raccolsi
da dentro il migliore degli sguardi immaginari e sognai di andargli davanti e
prendere un libro; un volume che lui mi avrebbe dato senza parlare, perché non
ci sarebbe stato nulla da dire.<br>Nei miei pensieri si trattava di un dizionario delle parole
mancanti: non ebbi il tempo di inventare il modo in cui funzionasse, ma credo
che la sua utilità stesse nel dare conforto a tutti quelli che non riescono a
dare nomi alle cose e ai pensieri.<br>
Quando sognai quell’acquisto, il libraio aveva uno sguardo beffardo; forse mi
aveva truffato, forse voleva farmi capire che semplicemente, per alcune
circostanze, non esistono parole adatte.<br><br><br> </p>

            
				]]>
        </summary>

        <id>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2732683.html</id>
        <link rel="alternate" type="text/html" href="http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2732683.html"/>
        <published>2012-03-29T19:36:00Z</published>
        <updated>2012-03-29T19:36:00Z</updated>
        
          <author>
            <name>
              Dexter
            </name>
          </author>        

          </entry>
      
      <entry>

        <title type="html"><![CDATA[In memoria di una goccia]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/65301/the%20ende.gif" height="290" width="386"><br><br><div align="justify">Da una margherita con la corolla di calcare e ruggine, una piccola quantità di liquido tentennava, timida.<br>Non aveva occhi e forma, eppure guardava giù perché, in una parte remota della sua coscienza doppiamente idrogenata, stava scritto quale sarebbe stato il suo destino. <br>Il tempo, poi, non giocava di certo a suo favore: secondo dopo secondo, fremito dopo fremito, il suo corpo prendeva forma. Si ingrossava e rafforzava nella rotondità; diventava pesante e matura. Era decisamente bella, vestita di pelle lucida e trasparente.<br>Oramai cosciente di cosa fosse, abbandonò le paure e, confidando in quella nuova acquuosa solidità, pensò che sarebbe potuta diventare la prima goccia eterna. Ma la speranza la saturò e ancor prima che potesse accorgersi dell'illusione, cadde.<br>Si schiantò sulla superficie di marmo e lì si disfece come tutte le altre, andando ad alimentare quella fossa comune e anonima chiamata vasca da bagno.<br></div>            
				]]>
        </summary>

        <id>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2732566.html</id>
        <link rel="alternate" type="text/html" href="http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2732566.html"/>
        <published>2012-03-28T15:29:00Z</published>
        <updated>2012-03-28T15:29:00Z</updated>
        
          <author>
            <name>
              Dexter
            </name>
          </author>        

          </entry>
      
      <entry>

        <title type="html"><![CDATA[Toc toc]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <div align="justify"><img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/65301/Santuario-Raggi.jpg" height="282" width="378"><br><br>Un corridoio interrotto nella sua lunghezza da un numero finito di porte. Bisogna prestare attenzione soltanto a quella che si trova immediatamente davanti, aprirla e solo dopo preoccuparsi della successiva. Avanti così, sino alla fine. <br>Lo consigliano in molti, sarebbe il modo per vincere ogni tipo di sfida: razionalizzare l'impresa, visualizzare l'obiettivo, se è il caso anche depauperarlo delle specificità che lo contraddistinguono, prosciugandolo, al contempo, dei sovradosaggi emotivi che potrebbero far sbagliare la mira.<br><br>Ma riuscire ad aggrapparsi con la mano all'unica maniglia tangibile, evitando che la mente corra e sbatta contro le porte che dovranno venire magari perché distratti da quelle richiuse poco prima, non è un'impresa da poco. E' roba per equilibristi: equivale, infatti, a riuscire a stare con entrambi i piedi sullo stesso momento. Per sollevarsi sulle punte in un punto infinitesimale dello spazio, ci vogliono fasciature da geisha.<br>Dove posso andare, io, con il mio quarantuno instabile?<br><br>Continuo a rastrellare memorie che appartengono al futuro e inventarmi deja-vu che sono desideri. Riesco a stupirmi di ciò che è successo senza accadere e a rammaricarmi per le azioni mancate nei sogni più reali.<br>Stavo quasi per dimenticarlo: i miei corridoi sono tutti circolari.&nbsp; <br></div><br><br>            
				]]>
        </summary>

        <id>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2730418.html</id>
        <link rel="alternate" type="text/html" href="http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2730418.html"/>
        <published>2012-03-15T00:34:00Z</published>
        <updated>2012-03-15T00:34:00Z</updated>
        
          <author>
            <name>
              Dexter
            </name>
          </author>        

          </entry>
      
      <entry>

        <title type="html"><![CDATA[Cookie monster]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/65301/Shining-labirinto-jack.jpg"><br><br><div align="justify">Come in una confusa metonimia mi alterno tra il ruolo di contenuto e quello di contenitore. Giaccio al confine di me stesso tra pensieri che fanno da dogana a uno stato che se ne fotte del villaggio globale. <br>Da queste parti le sensazioni, prima di poter accedere, vengono messe sotto sopra e a volte, se si vuole ottenere il visto, bisogna far scivolare qualche biglietto colorato nella tasche del gendarme. Per il resto, le emozioni viaggiano di contrabbando.<br><br>A fior di pelle, non vengono i brividi... gira la testa. E la mia gira mentro io la giro: dietro, davanti, dentro, fuori. Sono già fuori, e stavolta non me ne sono neanche accorto. Eccomi a pochi passi da me: mi riconosco, ma non mi conosco e viceversa. Ma lui - ovvero io - non lo sa: non sa che lo spio da diverso tempo, seguendolo fin dentro al cesso della ragione, senza voyeurismo ma con curiosità afflitta. Cosa è che fa? E, soprattutto, perché?<br><br>Da qualche sera, l'arrivo della notte ci pesa - dico così perché penso di poter parlare anche a nome suo - ma non per la sua natura, che rimane sognante, bensì per il suo esserci a fine della giornata. Una dopo l'altra, le notti sembrano rincorrersi a velocità sempre più elevata con promesse che non trovano nemmeno il tempo per essere mantenute. Forse, se il buio fosse subito dopo l'alba, sarebbe tutto un po' più semplice.<br><br>Disturbo bipolare o bipolarismo disturbato?<br>Non lo so, ma da tempo sostengo che bisognerebbe ritornare al proporzionale.<br></div>
				]]>
        </summary>

        <id>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2730209.html</id>
        <link rel="alternate" type="text/html" href="http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2730209.html"/>
        <published>2012-03-13T13:14:00Z</published>
        <updated>2012-03-13T13:14:00Z</updated>
        
          <author>
            <name>
              Dexter
            </name>
          </author>        

          </entry>
      
      <entry>

        <title type="html"><![CDATA[Centoquindici]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/65301/uomo_fiammifero_11.jpg" height="289" width="434"><br><br><div align="justify">Oramai è certo. Qualcosa, tra la mia attenzione e i corpi su cui essa è solita posarsi, è fluido da dare ai nervi. Impossibile fare presa, nemmeno se con volontà viscosa facessi aggrappare l'una agli altri: tutto scivola senza lasciare traccia, come se nulla fosse accaduto o io non fossi esistito. Non lì, non in quel momento.<br>Nessuna possibilità di sporcarmi, averci a che fare è come immergersi di continuo in una sorgente purificatrice solo che, in questo caso, a essere delicatamente esfoliata è la sensibilità. Lindi e morti. <br>I discorsi sembrano cerini di scarto dimenticati sotto un cielo umido: inutili gli sforzi per accenderli cercando abrasioni di senso e poi, anche quando la fiamma miracolosamente apparisse, ci si accorgerebbe di tenere tra le mani un filo di paglia. Un attimo, tutto cessa e la pioggia a secchiate dissuade dal compiere altri tentativi. Sono le volte in cui vorresti un lanciafiamme o tutt'al più aver addomesticato un drago. Alla fine, però, non ti rimane altro da fare che accorgerti di quanto sia bello il buio e al diavolo la luce.<br><br>Le fiamme sincere, quelle che bruciano con rispetto e rigenerano, con una sofferenza che chiamarla dolce non sarebbe un ossimoro, esistono ma sono rare. Possono apparire quando meno te l'aspetti, contro ogni logica o istinto piromane. Accade e basta. <br>In questi casi bisogna agire con premura, dando al fuoco olio pregiato e desiderio eterno.<br></div><br><br>            
				]]>
        </summary>

        <id>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2729302.html</id>
        <link rel="alternate" type="text/html" href="http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2729302.html"/>
        <published>2012-03-07T18:25:00Z</published>
        <updated>2012-03-07T18:25:00Z</updated>
        
          <author>
            <name>
              Dexter
            </name>
          </author>        

          </entry>
      
      <entry>

        <title type="html"><![CDATA[In terra, in cielo e da nessuna parte]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <div align="justify"><img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/65301/siccita.jpg" height="284" width="431"><br><br>Non scriverò di nulla in particolare e nemmeno in generale. Sarà solo un flusso di coscienza, uno di quelli aridi come il letto di un fiume in secca. Perché d'altronde qui non è Dublino e per trovare la siccità - un certo tipo di siccità - non bisogna di certo aspettare la stagione calda e malata che, da queste parti, si stiracchia troppo in là lungo il calendario finendo, ogni anno, per prendere a calci l'autunno. Sarà un flusso di coscienza che boccheggia a causa di qualche segno di interpunzione di troppo e per altrettante aritmie del pensiero. Ci sono certi pesi che risultano di compagnia maggiore alla vacuità di personaggi che sarebbero rifiutati da qualsiasi autore e non solo per via della crisi economica. Nemmeno otto righe e ho rischiato di far credere - a chi? - di saperne qualcosa di Joyce, Kundera e Pirandello mentre invece conosco solo Boebbels e i suoi eteronimi senza nome. Chissà se riuscirò mai a comprendere quella particolare categoria di umani riconoscibili come pessimisti sinceri. Io, ad esempio, non lo sono. Sincero? Pessimista? La cultura popolare, tra i tanti, conserva un monito: uno - la cui identità immagino che sia ignota a tutti - morì aspettando. Io, che non sono pop e nemmeno colto, penso che tutti muoiono aspettando. Qualcuno, qualcosa o se stessi. Ed è per lo stesso motivo che vivono. E' di nuovo quasi sera e ciò è incredibile: mi inquieta e mi illude di non so quale serenità. Adesso però la smetto, non vorrei rischiare di scimmiottare il Pessoa che si pavoneggia. Oh, scusate, volevo dire Bernardo Soares. Amico di Boebbels.<br></div>
				]]>
        </summary>

        <id>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2728990.html</id>
        <link rel="alternate" type="text/html" href="http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2728990.html"/>
        <published>2012-03-05T19:03:36Z</published>
        <updated>2012-03-05T19:03:36Z</updated>
        
          <author>
            <name>
              Dexter
            </name>
          </author>        

          </entry>
      
      <entry>

        <title type="html"><![CDATA[In limine]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/65301/specchio.jpg" height="415" width="309"><br><br>Solitudine da anticamera. Con la luce artificiale di un giallo cotto, diffusa a ricreare la sera, ho rinnegato il giorno e la sua stella. Pochi minuti come altre volte in passato; tante che se un sarto le ritagliasse per poi cucirle tutte insieme, ne verrebbe fuori un tessuto unico. Eternamente nuovo per la sua inutilità, ma senza rattoppi.<br>Posizonatomi a una distanza tale da rendere impossibile l'esperienza tattile e con lo sguardo perpendicolare, ho fissato la superficie dello specchio. Liscia, pulita e, come natura vuole, per niente trasparente.<br>Ho guardato. Ausiliare avere, perché dell'essere non c'era la necessità e la presenza. Di riflessività e riflessi, poi, neanche l'ombra; e poi, anche se quest'ultima ci fosse stata, sarebbe stata artificiale. Ombra in vitro.<br><br>Tutto è andato avanti così, per poco tempo ma sufficiente a darmi l'illusione di essere giunto, in punta di piedi, sulla soglia di una comprensione maggiore. Pochi istanti ancora e i punti interrogativi sarebbero scomparsi inghiottiti dal ribollire acquoso della conoscenza, trasformando i <em>perché</em> in preavvisi di risposte.<br>Ma è bastato un niente, una piccola disattenzione, per rendere tutto vano: in un modo che non saprei riprodurre, né spiegare, lo sguardo ha valicato il confine, fino a quel momento solido, dello specchio e lì vi si è tuffato. D'un tratto mi sono accorto di non essere solo: proprio davanti a me, con protervia indicibile, qualcuno mi fissava con una immobilità tale da farmi intendere che si trovasse lì ancor prima del mio arrivo.<br>Ho guardato. Ausiliare avere, dell'essere continuava a non esserci la necessità, anche se le presenze, questa volta, erano due. <br>Le ombre, invece, di più.<br>
				]]>
        </summary>

        <id>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2728094.html</id>
        <link rel="alternate" type="text/html" href="http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2728094.html"/>
        <published>2012-02-29T21:28:00Z</published>
        <updated>2012-02-29T21:28:00Z</updated>
        
          <author>
            <name>
              Dexter
            </name>
          </author>        

          </entry>
      
      <entry>

        <title type="html"><![CDATA[Hanno ammazzato il Tempo, il Tempo è vivo]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <em><img src="http://www.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/65301/Boebbels%20copertina.png" height="240" width="388"><br><br>tratto da un romanzo incompiuto di K. Boebbels</em><br><br><div align="justify">Era sempre stato solito ammazare il Tempo, nei modi più strani e ricercati. Una cura assassina che difficilmente si riscontra nei fatti della vita.<br>La prima volta accadde tutto per caso, in un'età in cui non gli era ancora ben chiaro cosa significasse morire. Quel tardo pomeriggio si trovava davanti a un forziere che in realtà non era altro che una cassa di legno con le giunture in ferro, ma che tuttavia a uno sguardo ingenuo somigliava in tutto e per tutto a uno di quei rudimentali scrigni che avrebbero arredato le storie di pirati in cui, da lì a poco, si sarebbe tuffato centinaia di volte. Non appena avesse imparato a leggere.<br>All'interno non aveva trovato dobloni e nemmeno coppe d'oro, solo cianfrusaglie e dunque preziosi che avrebbero fatto invidia anche al più ricco dei re. Una bambola di pezza buona per le femmine, tre gomitoli - giallo, rosso e grigio - un libro su cui era disegnata una signora lunga, con un vestito blu, anch'esso lungo, e un ombrello senza pioggia. Dopo la signora, un sacco di carta che, se avesse saputo contare fino a più di cinque, avrebbe saputo quantificare come troppa. Dentro alla cassa c'era anche un piccolo aggeggio di vetro duro e sporco con dentro sabbia di un giallo più giallo di quella che gli era rimasta attaccata addosso la volta in cui suo padre aveva tentato di annegarlo. O almeno così gli era parso.<br>Quel pomeriggio, che nel frattempo era diventato quasi sera e fame, ebbe modo di imparare una tecnica per permettere alla sabbia di passare da una parte all'altra di quello strano affare. Bastava capovolgerlo di continuo: un gioco da niente ma divertente. Andò avanti per un bel po': secondi e minuti, fino al momento in cui, stanco di quelle continue capriole, decise di lasciarlo fermo a metà. Orizzontale come quando si dorme o, come ebbe modo di scoprire successivamente, si muore. Il Tempo era stato ucciso. Omicidio colposo.<br>Iniziato senza nemmeno saperlo a quella pratica, migliorò in esperienza e fantasia. La colpa, e i suoi sensi, invece cedettero ben presto il passo al dolo sadico.<br>Il Tempo non ebbe così tregua, né riposo, cosa quest'ultima in linea con la natura poco sedentaria della vittima. Una volta riuscì pure a sgozzarlo con una fantasia prodotta a occhi aperti puntati contro il buio: dalla gola del Tempo, quella notte, iniziarono a gocciolare i secondi; uno dopo l'altro, con puntualità. Che strano salasso fu quello.<br>Poi una mattina...<br></div><br><br>            
				]]>
        </summary>

        <id>http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2727319.html</id>
        <link rel="alternate" type="text/html" href="http://meaninglessness.ilcannocchiale.it/post/2727319.html"/>
        <published>2012-02-26T01:02:00Z</published>
        <updated>2012-02-26T01:02:00Z</updated>
        
          <author>
            <name>
              Dexter
            </name>
          </author>        

          </entry>
      
</feed>

