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meaninglessness
heavy is the cost
13 marzo 2012
Cookie monster


Come in una confusa metonimia mi alterno tra il ruolo di contenuto e quello di contenitore. Giaccio al confine di me stesso tra pensieri che fanno da dogana a uno stato che se ne fotte del villaggio globale.
Da queste parti le sensazioni, prima di poter accedere, vengono messe sotto sopra e a volte, se si vuole ottenere il visto, bisogna far scivolare qualche biglietto colorato nella tasche del gendarme. Per il resto, le emozioni viaggiano di contrabbando.

A fior di pelle, non vengono i brividi... gira la testa. E la mia gira mentro io la giro: dietro, davanti, dentro, fuori. Sono già fuori, e stavolta non me ne sono neanche accorto. Eccomi a pochi passi da me: mi riconosco, ma non mi conosco e viceversa. Ma lui - ovvero io - non lo sa: non sa che lo spio da diverso tempo, seguendolo fin dentro al cesso della ragione, senza voyeurismo ma con curiosità afflitta. Cosa è che fa? E, soprattutto, perché?

Da qualche sera, l'arrivo della notte ci pesa - dico così perché penso di poter parlare anche a nome suo - ma non per la sua natura, che rimane sognante, bensì per il suo esserci a fine della giornata. Una dopo l'altra, le notti sembrano rincorrersi a velocità sempre più elevata con promesse che non trovano nemmeno il tempo per essere mantenute. Forse, se il buio fosse subito dopo l'alba, sarebbe tutto un po' più semplice.

Disturbo bipolare o bipolarismo disturbato?
Non lo so, ma da tempo sostengo che bisognerebbe ritornare al proporzionale.



permalink | inviato da Dexter il 13/3/2012 alle 14:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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