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meaninglessness
heavy is the cost
5 marzo 2012
In terra, in cielo e da nessuna parte


Non scriverò di nulla in particolare e nemmeno in generale. Sarà solo un flusso di coscienza, uno di quelli aridi come il letto di un fiume in secca. Perché d'altronde qui non è Dublino e per trovare la siccità - un certo tipo di siccità - non bisogna di certo aspettare la stagione calda e malata che, da queste parti, si stiracchia troppo in là lungo il calendario finendo, ogni anno, per prendere a calci l'autunno. Sarà un flusso di coscienza che boccheggia a causa di qualche segno di interpunzione di troppo e per altrettante aritmie del pensiero. Ci sono certi pesi che risultano di compagnia maggiore alla vacuità di personaggi che sarebbero rifiutati da qualsiasi autore e non solo per via della crisi economica. Nemmeno otto righe e ho rischiato di far credere - a chi? - di saperne qualcosa di Joyce, Kundera e Pirandello mentre invece conosco solo Boebbels e i suoi eteronimi senza nome. Chissà se riuscirò mai a comprendere quella particolare categoria di umani riconoscibili come pessimisti sinceri. Io, ad esempio, non lo sono. Sincero? Pessimista? La cultura popolare, tra i tanti, conserva un monito: uno - la cui identità immagino che sia ignota a tutti - morì aspettando. Io, che non sono pop e nemmeno colto, penso che tutti muoiono aspettando. Qualcuno, qualcosa o se stessi. Ed è per lo stesso motivo che vivono. E' di nuovo quasi sera e ciò è incredibile: mi inquieta e mi illude di non so quale serenità. Adesso però la smetto, non vorrei rischiare di scimmiottare il Pessoa che si pavoneggia. Oh, scusate, volevo dire Bernardo Soares. Amico di Boebbels.



permalink | inviato da Dexter il 5/3/2012 alle 20:3 | Versione per la stampa
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