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meaninglessness
heavy is the cost
2 febbraio 2012
Do, do, do. Intonato?


Scrivo a occhi chiusi come un pianista dalla tecnica perfetta ma privo di spartito e capacità di improvvisare. Rispetto al suddetto artista, però, sono più fortunato: non ho nessuno - ahimè! - che possa fischiarmi mentre posseggo la consapevolezza di riuscire, se il caso lo necessitasse, a rintracciare il tasto cancella, così da rendere verginale questo inutile farfugliare. Non irrazionale però, poiché mi rendo conto di cercare un ordine anche nell'impulsività. Metto in riga i gesti più inconsulti così da trasformarli in danza contemporanea: comunque inconsulti, certo, ma stavolta pensati e dunque accettabili.

Dentro e fuori di me, invece, di accettabile credo ci sia ben poco, ma resistere è il verbo e mimesi l'arte e quindi si va avanti. Tra l'altro l'ho anche promesso - a chi? quando? perché? - e questo genere di cose si usa mantenerle, perché farlo è un po' come abbracciare la resistenza.
Male che vada, poi, potrò continuare a vomitare qui e, se qualcuno dovesse chiedere, rispondere che scrivere è solo scrivere, mica vivere. Infatti.




permalink | inviato da Dexter il 2/2/2012 alle 0:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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