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meaninglessness
heavy is the cost
DIARI
18 novembre 2011
Punti di vista o esercitazioni all'optotipo


Ci sono tentazioni a cui bisognerebbe saper rinunciare, non me ne voglia il buon - anche se lui avrebbe preferito di certo 'bel' - Oscar Wilde. Uno di quelli che ho sempre tenuto a debita distanza, un po' per partito preso, un po' per intuizione, che poi sono pressapoco la stessa cosa. Wilde, uno di quelli a cui forse è venuto il momento di rivolgere la parola.
Tra le cose che non si dovrebbero mai fare c'è il lasciarsi stuzzicare dalla possibilità di creare aforismi su due piedi, fatti per giunta di quella materia particolare che va sotto il nome di aria fritta. Ma si può fare anche di peggio come ad esempio credere all'attendibilità dei suddetti aforismi, soltanto perché esteticamente belli.
Un esempio ero riuscito a forgiarlo poche ore fa, ma subito dopo l'ho dimenticato. Come del resto tante altre cose.
Quel che importa è sapere che dietro a una frasetta a effetto spesso si cela una beffa o un raggiro. Non che ciò debba accadere a causa della malizia di chi li crea, anzi questi ultimi sono le prime persone a cui bisognerebbe fare una carezza. Semmai vi dovesse capitare di trovarvi accanto a un friggitore di aforismi, donategli qualche secondo della vostra vita e abbracciatelo con sincera compassione. 
Pensare di riuscire a sintetizzare una parte dell'esistenza, fisica o mentale che sia, in un numero conciso di parole disposte in un ordine ben preciso, è sintomo di tenera ingenuità più che di presunzione.

Spesso basta poco per accorgersi che la presunta verità rivelata da un aforisma potrebbe essere completamente ribaltata, risultando comunque altrettanto valida. E questo qui è uno di quei dati di fatto che, di volta in volta, può rassicurare ma anche inquietare.
Sarebbe bello riuscire a far fluire da dentro verso l'esterno significati che se non puri, almeno siano comprensibili. E alla stessa maniera fare proprie le parole che giungono da fuori, dando una lettura se non univoca, almeno condivisa.
Qualcuno obietterà che il mio è un inno al transumanesimo o al mondo delle macchine tout court. Ma non è così. Basterebbe solo un po' più di attenzione ed empatia.
Li chiamano punti di vista: ecco, sarebbe bello se ci si sforzasse di accettare l'esistenza di più prospettive, con l'impegno reciproco, però, di non trasformare in alibi quella che dovrebbe essere una semplice constatazione della natura delle cose.
In definitiva si potrebbe dire che la polisemia è una moneta preziosa, ma proprio per questo bisogna fare attenzione ai sovradosaggi per non rischiare la svalutazione. Di tutto.



permalink | inviato da Dexter il 18/11/2011 alle 22:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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