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meaninglessness
heavy is the cost
DIARI
11 novembre 2011
Tracce di assenza


Le spalle stanche, il collo contratto, la schiena dolorante per non sentirsi diversa. Stanchezza.
Mi ci vuole un bagno caldo. Litri di spreco, schiumanti all'avena o al miele, non importa. Nell'acqua in cui mi immergo, la fragranza non appartiene al regno delle scelte. Il profumo è una prescrizione formulata da aromaterapeuti che si fanno pubblicità dalle pagine degli opuscoli del sottocosto.
In casi come questi, sta al corpo adattarsi alla cura, sviluppando il corrispondente acciacco.
L'acqua dovrà essere calda per sciogliere le tensioni e perché fredda nemmeno d'estate. Non saprei dare un numero alla temperatura, quel che conta è che, entrando in contatto con essa, si debba far fatica a proseguire in questa sorta di intimo battesimo. Per Bibbia, un romanzo. Potrebbe essere uno come tanti, ma non stavolta.

Una scena da immaginare ancora prima che da vivere, un desiderio che promette di non disattendere le aspettative. Ma qualcosa va storto. Cosa?

L'acqua è pesante, non sembra nemmeno liquida e il calore stende una coltre di vapore sopra la sua superficie, quasi a voler ricordare la mano fantasma che blocca le fughe nei sogni. Negli incubi. Nella vita.
A guardarla bene, nemmeno la vasca sembra essere quel che è. Mi ricorda una bara, poco prima di essere chiusa per sempre con sigilli di umidità. Chissà dopo quanto tempo si deformerebbe il mio corpo se morissi qui dentro, adesso.
Non so dire se è per colpa dell'aria pesante o di questi pensieri che fanno levitare la mia mente, fino a farla emigrare, ma gli occhi continuano a ripercorrere la stessa riga per un numero indefinito di volte al punto che quella che, a prima vista, era sembrata una frase semplice, dopo un po' pare non avere più alcun significato. Come se lo sguardo, dopo ogni passata, avesse asportato uno strato di senso alle parole, lasciando sul foglio solo una quantità precisa di inchiostro. Tra le mani non ho più l'opera di uno scrittore ma il lavoro di un tipografo.

Mi gira la testa, forse ho esagerato a riempire la vasca quasi totalmente. Non avrei dovuto sottovalutare l'alta marea, ma in fondo questo è il giusto contrappasso per chi deride gli tsunami alti una manciata di centimetri. Ci vuole prudenza, se non si vuole essere travolti. E qualora questa non bastasse, bisogna fare di più. Tolgo il tappo.
Il livello dell'acqua inizia a scendere e con esso ritorna giù anche la mia mente. Potrei riprovare a leggere, ma farlo in una vasca vuota sarebbe un inutile omaggio al postmodernismo. E io, in questo momento, non sono in vena di tributi. Devo uscire da qui.
Mi metto in piedi, la pressione non capisco se salga o scenda, ma di certo ferma non rimane.

Finalmente fuori.
Dietro di me c'è solo una vasca vuota. Niente acqua, solo schiuma che brulica - un verbo può diventare un'onomatopea fregandosene del proprio signifcato? - qui e lì.
Tracce di assenza. Dovunque.
 




permalink | inviato da Dexter il 11/11/2011 alle 23:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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